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Falcone Giovanni - Calendario del Popolo

Falcone Giovanni

Postato da Redazione il 19 06 2013 in Chi siamo, Gli autori

Giovanni Salvatore Augusto Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 – Capaci, 23 maggio 1992) è stato un magistrato italiano. Assieme all’amico e collega Paolo Borsellino è considerato uno fra gli eroi simbolo della lotta alla mafia a livello internazionale.
Vive la sua infanzia nel quartiere della Kalsa, lo stesso di Paolo Borsellino e di molti ragazzi futuri mafiosi come Tommaso Buscetta, che dovette abbandonare nel 1940 a causa dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale, tornandovi solo dopo l’Armistizio di settembre.
Dopo gli studi superiori, si trasferì a Livorno per frequentare l’Accademia navale, ma ben presto decise di tornare a Palermo per iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza.
Terminati gli studi, vinse il concorso in Magistratura nel 1964 e in quello stesso anno sposò Rita Bonnici, dalla quale divorzierà 14 anni dopo. Nel 1965, a soli 26 anni, diventò pretore a Lentini e l’anno successivo divenne sostituto procuratore e giudice presso il tribunale di Trapani.
Nel settembre del 1979 accettò l’offerta di Rocco Chinnici e passò all’Ufficio istruzione della sezione penale, dove divenne collega di Paolo Borsellino. L’anno successivo Chinnici affidò a Falcone la sua prima inchiesta contro Rosario Spatola, un costruttore edile palermitano che doveva la sua fortuna al riciclaggio di denaro frutto del traffico di eroina dei clan italo-americani.
Grazie a un attento controllo di tutte le carte richieste, Falcone riuscì a cominciare a vedere il quadro di una gigantesca organizzazione criminale: i confini di Cosa nostra.
Il 6 giugno 1983 Rosario Spatola fu condannato, ma sarebbe stato arrestato a New York dall’FBI, in collaborazione con la polizia italiana, solo nel 1999.
Allora Chinnici decise di costituire un pool esperto per la lotta all’antimafia, composto da quattro magistrati, tra cui gli stessi Falcone e Borsellino. Ma la vera e propria svolta ci fu con l’arresto del mafioso Tommaso Buscetta, che decise di collaborare con la giustizia. Da qui nacque il il cosiddetto Maxiprocesso, che iniziò il 10 febbraio 1986 e terminò il 16 dicembre 1987, data storica in cui si sentenziano 360 condanne per mafia.
Falcone e i suoi dovettero fronteggiare un numero sempre crescente di ostacoli alla loro attività. Il 21 giugno 1989, Falcone divenne obiettivo di un attentato, fallito, presso la villa al mare affittata per le vacanze; su questo avvenimento, comunemente detto attentato dell’Addaura, non è mai stata fatta piena luce.
A maggio 1990 esplose, violentissima, una polemica contro Falcone, accusato da Orlando di aver tenuto nascosti alcuni documenti scottanti. L’accusa finì per isolarlo, cosa che avvantaggiò fortemente Cosa nostra e che segnò dunque la morte del magistrato.
Falcone viene assassinato in quella che comunemente è detta strage di Capaci, il 23 maggio 1992. Stava tornando, come era solito fare nei fine settimana, da Roma.
Appena sceso dall’aereo, Falcone si sistema alla guida della Croma bianca, su cui salgono la moglie e l’autista.
L’auto lascia l’aeroporto preceduta da una Croma marrone e da un’automobile azzurra, imboccando l’autostrada in direzione Palermo. La situazione appare tranquilla ma, giunti in prossimità di una galleria, una carica di cinque quintali di tritolo esplode, azionata da Giovanni Brusca, il sicario incaricato da Totò Riina. Pochissimi istanti prima, Falcone si era accorto che le chiavi di casa erano nel mazzo assieme alle chiavi della macchina e le aveva tolte dal cruscotto, provocando un rallentamento improvviso del mezzo. Brusca, rimasto spiazzato, preme il pulsante in anticipo, cosicché l’esplosione investe in pieno solo la Croma marrone; i tre agenti di scorta muoiono sul colpo.
L’auto guidata dal giudice, avendo rallentato, si schianta invece contro il muro di cemento. Falcone e la moglie, che non indossano le cinture di sicurezza, vengono proiettati violentemente contro il parabrezza. Falcone, che riporta ferite solo in apparenza non gravi, muore dopo il trasporto in ospedale a causa di varie emorragie interne.
Rimangono feriti gli agenti della terza auto e si salvano miracolosamente anche un’altra ventina di persone che al momento dell’attentato si trovano a transitare con le proprie autovetture sul luogo dell’eccidio.