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La storia - Calendario del Popolo

La storia

Il Calendario del Popolo è una delle più longeve riviste italiane, che nel 2015 ha compiuto 70 anni di attività ininterrotta.

La rivista nacque a Roma il 27 marzo 1945, per iniziativa di un gruppo di intellettuali guidati da Giulio Trevisani e sostenuti dal PCI. Vedeva la luce un mese prima dell’Insurrezione del Nord, quando l’Italia era ancora divisa in due dalla guerra, in un clima fervido ed entusiasta, non solo per le rinnovate libertà politiche, ma anche per le nuove esigenze culturali.

Due fratture apparivano più gravi: quella degli intellettuali italiani tagliati fuori per un ventennio dalle grandi correnti artistiche e di pensiero dell’Europa e degli Stati Uniti, e quella delle masse popolari che non avevano accesso all’informazione. Giulio Trevisani, intellettuale napoletano, dà vita a un foglio popolare che, ricollegandosi all’esperienza prefascista dei “calendari” e degli “almanacchi”, estremamente diffusi a quei tempi nelle città e nelle campagne italiane, ricordasse i fatti del passato, facendo emergere episodi storici che, durante il Ventennio, erano stati nascosti o deformati dalla storiografia di regime.

Il Calendario ha avuto, soprattutto nel primo ventennio della sua attività, un grande successo, anche in termini di vendite. All’inizio la rivista è un quindicinale, di piccolo formato, che si muove nell’alveo della propaganda comunista tradizionale, cercando di rinnovarla e adattarla ai tempi nuovi.

La diffusione avviene tramite abbonamento postale, librerie e circoli culturali, le strutture del PCI, e grazie a un’intensa attività di promozione di militanti, i cosiddetti "calendaristi". Il taglio editoriale, con brevi interventi di carattere scientifico, ma scritti con stile letterario, in tutti i campi del sapere e delle arti, si proponeva di rispondere alle esigenze di conoscenza diffuse tra la

popolazione italiana, che aveva una scarsa preparazione scolastica ed era appena uscita dalla Guerra di Liberazione.

Insieme a Trevisani e ai primi redattori, Tonchio e Funghi, collaborano alla rivista intellettuali del calibro di Enrico Berlinguer, Umberto Terracini, Renato Barilli, Lelio Basso, Stefano Canzio, Giorgio Cingoli, Mario De Micheli, Cesare Musatti, Valentino Gerratana, Antonio Giolitti, Simona Mafai, Concetto Marchesi, Carlo Salinari, Mario Spinella, Rubens Tedeschi, Antonello Trombadori, Ambrogio Donini, Ranuccio Bianchi Bandinelli, Roberto Fieschi, Renato Guttuso ed Ernesto De Martino.

Il Calendario del Popolo, la cui redazione si trasferisce a Milano dal 1946, grazie al suo successo editoriale, si fa anche centro di iniziative di promozione culturale, come l’Associazione dei Calendaristi, i Congressi di Cultura Popolare e il Premio Città di Cattolica per la poesia dialettale che con Salvatore Quasimodo e Edoardo De Filippo in giuria, premia, tra gli altri, due poeti all’epoca sconosciuti, come Tonino Guerra e Pier Paolo Pasolini.

Da annoverare anche la pubblicazione di molte opere di cultura popolare, diffuse su larga scala e ad altissima tiratura come l’Enciclopedia Nuovissima in sette volumi, che raggiunse le tre edizioni e il Vocabolario della lingua italiana di Carlo Salinari.

Alla fine degli anni ’50 il PCI, ritenendo non più strategica la rivista, allenta di molto il controllo ideologico su di essa. La missione post-bellica di "alfabetizzazione", lascia il posto a un approccio più innovativo. Tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60, infatti, il Calendario si rende protagonista di diversi dibattiti su letteratura, cinema e teatro, dando anche spazio a molti temi e autori poco graditi al partito, come

Tomasi Di Lampedusa, il cui Il Gattopardo venne stroncato duramente dalla stampa comunista, o come il nuovo cinema americano.

Nel 1964 il PCI ritiene conclusa questa esperienza editoriale ma un suo esponente, Claudio Pratini, avalla la proposta di Nicola Teti, il quale si offre di rilevare la rivista e ripianarne i debiti, continuandone la diffusione attraverso gli abbonamenti e il circuito librario.

Teti continuerà le pubblicazioni per 46 anni, prima con le Edizioni del Calendario del Popolo e, a partire dal 1969, con la propria casa editrice Teti Editore.

Alla direzione della testata si sono succeduti Giulio Trevisani (1945 - 1966), Carlo Salinari (1966 - 1977) e poi di Franco Della Peruta (1978 - 2010).

Durante gli anni ’70 e ’80 Il Calendario pubblica libri a puntate, sotto forma di dispense, ed è sensibilissimo, fin dalla fine degli anni ’80, al tema dell’emigrazione e dell’immigrazione, cui dedica moltissimi articoli, promuovendo anche tre importanti mostre: Macaronì e Vu Cumprà, Balie italiane e colf straniere e Suonatori, girovaghi e lavavetri, rinnovate di recente.

Dopo l’improvvisa scomparsa di Nicola Teti, avvenuta a Milano il 10 febbraio del 2010, il figlio Sandro, già titolare a Roma della casa editrice Sandro Teti Editore, decide impegnarsi nel continuare le pubblicazioni della rivista, così come il padre aveva fatto 46 anni prima.

A dicembre 2010 esce quindi il numero 750, con cui si celebra il 65° anno di vita de Il Calendario. Oggi la rivista vuole essere un ponte tra la memoria storica e l’acquisizione di nuovi strumenti critici adatti a interpretare un mondo in continuo cambiamento.