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Macaronì e Vu cumpra’ emigrazione e immigrazione nella storia della società italiana - Calendario del Popolo

Macaronì e Vu cumpra’ emigrazione e immigrazione nella storia della società italiana

Postato da Redazione il 24 06 2013 in Mostre
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1. L’emigrazione di massa dall’Italia fu preceduta dalla mobilità pendolare provvisoria dalle regioni alpine e appenniniche e da spostamenti interni per lavoro stagionale. I flussi verso l’Italia diventano consistenti solo con l’accentuarsi della crisi internazionale, intorno agli anni ’73-74.
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2. Nei primi decenni dell’Ottocento si delinearono le zone geografiche di maggior deflusso dell’Italia e le attività cardine di una migrazione sempre più rilevante. I primi immigrati a giungere in Italia furono i cinesi, nel periodo tra le due guerre; poi negli anni Settanta giungono le prime domestiche straniere.
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3. Lo sviluppo della Rivoluzione industriale e la trasformazione capitalistica dell’economia mondiale, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, provocano in tutta Europa movimenti migratori di massa. L’emigrazione italiana è rivolta prevalentemente verso l’Europa, ma vi sono momenti in cui le correnti migratorie si fanno robuste anche verso l’America.
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4. Nell’arco di oltre un secolo gli emigranti italiani hanno svolto qualsiasi tipo di attività. D’altro canto i posti lasciati vacanti dalla manodopera italiana sono stati occupati da decine di migliaia di stranieri.
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5. Dagli anni Sessanta dell’Ottocento furono pubblicati guide e manuali per emigranti; fu però nella letteratura che l’emigrazione ebbe maggiore risonanza. Anche nel nostro Paese romanzi, poesie, studi sociologici, demografici e storici costituiscono un patrimonio culturale ricchissimo sul tema dell’immigrazione.
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10. Nell’emigrazione un ruolo molto importante è svolto dalle forme di comunicazione tra chi parte e chi resta. Il mantenimento dei legami con i paesi di provenienza e le famiglie spezzate era affidato a lettere, mentre oggi avviene tramite telefonate e messaggi registrati.
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11. Prima di diventare un fatto fisiologico e normale, l’emigrazione ebbe, sulla mentalità degli operai, una grande risonanza emotiva, assumendo quasi una dimensione fatalistica. L’abbandono del Paese natale era infatti accompagnato da canti folkloristici, sogni e presentimenti di morte.
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12. Una delle prime esperienza dei nostri emigranti fu la colonizzazione agricola delle Americhe. Pochi divennero infatti proprietari medi o grandi: la maggior parte lavorò nei centri rurali e nelle grandi campagne incolte del Nuovo mondo.
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13. Le condizioni drammatiche di vita a cui sono costretti gli italiani in America portarono alla creazione di agglomerati urbani, in angoli o quartieri che in qualche modo ricordino il Paese d’origine. In questo modo nascono e si sviluppano le Little Italies, prima risposta alla sofferenza e alla durezza del lavoro di quegli anni.
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14. L’emigrazione, fenomeno essenzialmente individuale e maschile, diventa di massa e finisce per interessare anche le donne. Fu così che le italiane cominciarono a popolare le fabbriche tessili, acquisendo autonomia e capacità nella gestione del lavoro.
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15. Per decenni una notevole parte di emigrati italiani fu impiegata nelle miniere e per la costruzione di linee ferroviarie. Gli stranieri attualmente inseriti nel mercato del lavoro sono presenti soprattutto nelle fonderie, nelle concerie, nelle marmerie e nelle industrie chimiche. Al Sud gli immigrati lavorano come braccianti nei campi, nell’edilizia o nell’industria della pesca.
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16. Le conseguenze immediate del lavoro svolto dai nostri emigrati in condizioni insicure furono sempre gli incidenti e le malattie professionali. Il peso degli infortuni sul lavoro, sovente anche gravi, tra gli immigrati stranieri in Italia è tanto elevato quanto poco conosciuto e quantificato ufficialmente.
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17. Con impressionante regolarità gli italiani nelle terre di arrivo furono vittime di violenze gratuite, di “cacce all’uomo”, di cruente ritorsioni. La marginalità, che spinge molti stranieri nei circuiti illegali dello spaccio di droga e della prostituzione, viene usata per legittimare discriminazioni e aggressioni dai fautori di una loro espulsione dall’Italia e del blocco assoluto dell’immigrazione.
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20. I processi di adattamento, di progressiva integrazione e infine di assimilazione degli italiani emigrati nelle culture e nella vita economica, sociale e politica dei paesi ospiti variarono a seconda dei tempi e dei luoghi. Il dibattito sul significato di “assimilazione” e/o “integrazione” è ancora aperto nella società italiana.
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21. Il grande movimento migratorio verso l’estero non arrestò quello interno, come testimoniano le migrazioni intestine dalle campagne alle città italiane, che si verificarono in massa anche durante il ventennio fascista.
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22. L’emigrazione in Francia diventò negli anni Trenta politica ed economica insieme, poiché gli esuli antifascisti si mescolavano i semplici operai più o meno politicizzati. Numerosi sono gli immigrati che hanno lasciato il Paese di origine a causa di guerre civili, di scontri fra etnie e per motivi di persecuzione politica e religiosa.
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23. La storia dell’emigrazione italiana non si esaurisce all’interno dell’Europa e dell’America. In casi eccezionali, infatti, raggiunse luoghi impensati e non toccati dall’esodo di massa. Episodi importanti che non vanno dimenticati.
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24. I paesi dell’America del Sud protagonisti di un relativo sviluppo, come Argentina, Brasile e Venezuela, la cui economia fu stimolata fino agli anni Cinquanta da una produzione bellica crescente, rappresentò nel dopoguerra la possibilità per molti italiani, giovani e senza un lavoro, di guardare nuovamente oltreoceano per trovare un impiego.
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25. L’ultima fase di emigrazione italiana avvenne all’indomani del 1948. Protagonisti ne divennero, ancora una volta, uomini e donne di estrazione per lo più rurale, ma destinati a trasformarsi in forza lavoro industriale, soprattutto nelle grandi fabbriche tedesche e svizzere.
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26. Alla fine degli anni Cinquanta, con le trasformazioni generate dal boom economico, inizia una fase di massiccia immigrazione interna che si protrarrà fino agli anni Settanta: milioni di persone si spostano dal Sud verso le città industriali del Nord, incontrando intolleranza e razzismo come le precedenti generazioni emigrate all’estero.
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27. Intorno alla fine del secolo scorso l’emigrazione italiana da prevalentemente temporanea diviene permanente e molto spesso transoceanica. Ai vertici delle correnti migratorie si trovavano il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, la Campania, la Calabria e la Sicilia. La distribuzione sul territorio nazionale degli stranieri è riconducibile alle necessità occupazionali delle diverse regioni (le più alte concentrazioni si registrano in Lombardia e Lazio).
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28. La migrazione cambia profondamente il modello di coppia e di coniugalità. I ricongiungimenti familiari e i matrimoni misti sanciscono il passaggio da un’immigrazione di transito alla stabilizzazione, costituendo un’ulteriore articolazione del fenomeno migratorio nel nostro Paese, con notevoli implicazioni.
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29.La presenza di bambini nei luoghi di immigrazione, così come il formarsi di nuclei familiari, è un dato che segnala la volontà di chi si sposta dal proprio Paese di stabilizzarsi e radicarsi nel nuovo, che non viene considerato un mero luogo di passaggio, ma come lo spazio concreto in cui realizzare i propri progetti.
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30. Il problema dell’abitazione per gli immigrati va collocato all’interno della questione complessiva delle abitazioni e la sua soluzione va ricercata contestualmente alla soluzione per i cittadini italiani. Il permanere del disagio abitativo fa sì che l’accesso alla casa sia fonte di conflitti fra autoctoni e immigrati.