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Numero 753/2011: intervista al cinema - Calendario del Popolo

Numero 753/2011: intervista al cinema

Postato da Redazione il 1 06 2011 in I numeri

intervista al cinema


ISSN: 9770393 374002 10753

Insostituibile strumento di formazione democratica, il cinema è sempre stato al centro della riflessione su cultura di massa e arte popolare sviluppata da Il Calendario del Popolo lungo i 66 anni della sua storia. Dal neorealismo alle più avanzate tendenze della filmografia internazionale (francese, tedesca, sovietica, statunitense), la rivista ha analizzato – a mezza strada tra capacità divulgativa e approfondimento critico – i principali sviluppi della settima arte lungo il secondo Novecento.

Dedicato alle tendenze del nuovo cinema italiano, il numero 753 del Calendario torna al grande schermo in un variegato intreccio di passato e presente, archivio e inchiesta, backstage storico e descrizione delle nuove tendenze, analisi della filmografia e racconto dell’organizzazione produttiva, disamina delle politiche culturali e verifica degli assetti di mercato.

Un’inchiesta informale, sul campo e in presa diretta, confezionata come un dialogo con registi, sceneggiatori e critici (tra i quali Ettore Scola, Tonino Guerra, Daniele Vicari, Wilma Labate, Stefano Rulli, Massimo Gaudioso, Andrea Segre, Luciana Castellina, Roberto Silvestri), restituisce lo stato dell’arte, misurandosi con antiche questioni e nuove urgenze. Il risultato è una ricognizione aperta, disinvolta e polifonica che spazia dal “cinema impegnato” alla rappresentazione della realtà al centro della renaissance cinematografica italiana, dalla problematica evoluzione del genere comico ai grandi motivi del lavoro e dei flussi migratori, dalle poetiche novecentesche alle dorsali della rete telematica, dal dogma televisivo della diretta infinita e del tempo reale alle tendenze oligopolistiche dei canali distributivi.

Oltra alla ricerca in presa diretta una sezione di contribuiti sui temi cruciali dell’attualità lega testimonianze del presente e prefigurazioni del futuro. Così la voce degli intermittenti dello spettacolo che occupano il Teatro Valle s’intreccia alle riflessioni sulle frontiere del digitale sviluppate da Sergio Bellucci e Massimiliano Carboni, il regista di Ridotte capacità lavorative. Lungo la Penisola, da nord a sud, a caccia di esperimenti virtuosi, la descrizione del “modello pugliese”, tracciata dal direttore di Apulia Film Commission Silvio Maselli, incontra il racconto di Milano 55,1, opera filmica collettiva dedicata alle elezioni amministrative nel capoluogo lombardo e alla “primavera” meneghina.

In un lungo controcampo sul cinema internazionale Moni Ovadia narra dell’erranza ebraica negli studios americani, tra le origini d’una leggenda chiamata Hollywood e la grande commedia d’oltreoceano. Lo affianca un intervento dello studioso Luigi Bruti Liberati sulla figura dell’ebreo combattente nelle pellicole statunitensi: dalla prodizione del secondo dopoguerra ai Bastardi senza gloria del campione del pulp Quentin Tarantino.

A un anno dalla morte di Mario Monicelli, Il Calendario del Popolo omaggia la memoria del Maestro, che fu fino alla fine tenace e irriverente oppositore, proponendo una selezione iconografica mutuata da L’armata Brancaleone, insuperata autobiografia di una nazione chiamata Italia.

Caratterizzato da un taglio esplicativo e popolare, Il Calendario declina la sua attitudine monografica nei termini della pluralità dei contenuti e della molteplicità dei punti di vista, prediligendo il campo lungo all’inquadratura stretta e i bruschi movimenti di macchina alla fissità dei primi piani.

SOMMARIO


Amarcord
Tonino Guerra

Com’è triste la prudenza
Teatro Valle Occupato

Editoriale
Sandro Teti

Introduzione e questionario
a cura della redazione

Interviste

Mimmo Calopresti

Ettore Scola

Daniele Vicari

Massimo Gaudioso

Wilma Labate

Stefano Rulli

Daniele Segre

Roberto Andò

Andrea Segre

Luciana Castellina

A seguire:

Com’è arrivato sugli schermi il primo film italiano sulla Grande guerra
Ugo Casiraghi

Intervista a Roberto Silvestri

Il cinema, il lavoro
Antonio Medici

I-Cinema
Sergio Bellucci

Dalla sintesi digitale a RCL
Massimiliano Carboni

Apulia Film Commission
Silvio Maselli

Milano 55,1 - Cronaca di una settimana di passione
Barbara Sorrentini

Venezuela, rivoluzione della settima arte
Barbara Meo Evoli

La Nouvelle Vague romena
Daniela Mogavero

Holliwood e l’ebreo combattente
Luigi Bruti Liberati

Cinema ed ebraismo
Moni Ovadia

Cinema, bene comune
Stefania Brai

GLI ARTICOLI


Amarcord di Tonino Guerra – Il cinema attuale confrontato a quello del secondo dopoguerra rivela l’interesse per i grandi film a discapito dei piccoli momenti reali: è costruito con meno naturalezza e improntato più a dar risalto all’aspetto fantastico e tecnico che alle novità dell’opera. «Bisognerebbe essere animati dalla voglia di regalare frutti profumati».

Com’è triste la prudenza di Teatro Valle occupato – Una serie di interrogativi posti da chi critica con coraggio e da vicino la perdita delle coordinate della cinematografia italiana e di un cinema bene comune, che oggi ha a che fare con una politica e una legge finanziaria che sempre più incentivano la logica "industriale“ e riservano sempre meno spazio al cinema d’autore

Intervista a Mimmo Calopresti – Il regista, sceneggiatore e attore rivela le sue idee in merito alla possibilità di parlare ancora di un cinema impegnato e di una forma di neo-neorealismo, sotto il peso di un oligopolio della distribuzione e della diffusione del cinema via web.

Intervista a Ettore Scola – «Il cinema non ha mai cambiato nulla, però può – e deve – aiutare a comprendere il mondo. È la gente che, dopo aver compreso, deve provare a modificare l’esistente. Tocca al popolo, non al cinema».

Intervista a Daniele Vicari – La normativa antitrust e la necessità del finanziamento pubblico per il cinema, il confronto con i modelli e il coraggio che autori e produttori dovrebbero mettere nel loro mestiere: sono alcuni dei principali temi su cui si concentra il contributo del premiato regista.

Intervista a Massimo Gaudioso – L’intervistato racconta la sua esperienza, il successo dei suoi lavori e il rapporto con Matteo Garrone. Ricostruisce l’attuale ruolo della tv e il peso del berlusconismo sulla cinematografia italiana degli ultimi anni.

Intervista a Wilma Labate – «È vero che il pubblico tradisce un certo tipo di film, ma è anche vero che, se continuiamo a imporre la dittatura delle commedie, il risultato è inevitabile. Una vera produzione cinematografica dev’essere capace di garantire un’offerta molteplice».

Intervista a Stefano Rulli – Il racconto della scrittura televisiva di argomento criminale e di quella per la realizzazione di documentari dello sceneggiatore che, sulla necessità di una rivoluzione di Mario Monicelli dice: «Non credo che il cinema possa cambiare il mondo. Penso che possa cambiare lo sguardo sul mondo, diventando – in questi termini – preludio di trasformazioni successive».

Intervista a Daniele Segre – «Io faccio cinema perché voglio cambiare il mondo, altrimenti non avrei compiuto scelte impegnative come quelle che ho fatto. Monicelli aveva ragione, anche se bisogna dire che, perfino nel nostro campo, prevalgono gli opportunismi».

Intervista a Roberto Andò – Regista e sceneggiatore, affronta temi relativi all’impegno nell’arte, alle forme espressive del documentario, della commedia e della finzione narrativa, a confronto con gli altri paesi sulla questione dei finanziamenti.

Intervista ad Andrea Segre – «Attualmente non esiste più nulla a cui si debba essere integrati perché la forma di organizzazione politica è disintegrata. Quindi, l’arte impegnata cresce nell’esercizio della denuncia, rischiando – a volte – di scivolare nel sentimento della frustrazione».

Intervista a Luciana Castellina – I lavori di Lizzani e di Virzì e il contributo de Il Calendario alla diffusione della cultura cinematografica in Italia, «oltre l’impegno del PCI, stava contribuendo a protrarre una stagione in cui il cinema fu semplicemente imprescindibile».

Com’è arrivato sugli schermi il primo film italiano sulla Grande guerra di Ugo Casiraghi – L’autore racconta le ostilità e il clamore che dovette affrontare nel 1959 il film sulla vita in trincea di Mario Monicelli nel primo conflitto mondiale. Timori scalzati dall’audacia di produttori e sceneggiatori che hanno creduto in un racconto sincero e diretto, senza patriottismi.

Intervista a Roberto Silvestri – «La forbice tra cinema di sperimentazione e cinema di qualità commerciale si è molto allargata, e se c’è chi riesce a stento a utilizzare qualche brandello di finanziamento pubblico, ha estremamente bisogno di copertura "estera"».

Il cinema, il lavoro di Antonio Medici – Nella produzione cinematografica trova poco spazio il lavoro, non viene raccontato «nei suoi aspetti veritieri e problematici», ma solo «travestito, reso invisibile».

I-cinema di Sergio Bellucci – L’installazione australiana, che modifica la storia in corso di proiezione e il cinema italiano, progetto di collaborazione a più livelli, sono alcuni esempi dell’evoluzione e delle possibilità del cinema nel passaggio alla tecnologia digitale.

Dalla sintesi digitale a RCL di Massimiliano Carboni – RCL – Ridotte capacità lavorative è un film-esperimento che racconta, senza mediazioni, la realtà di Pomigliano e le vicende degli stabilimenti Fiat; mescolando linguaggi di fiction e reality e utilizzando strumenti alternativi a quelli della grande produzione e distribuzione.

Apulia Film Commission di Silvio Maselli – La fondazione pugliese nata nel 2007 propone un modello innovativo che incentivi lo sviluppo della cinematografia a livello regionale e «che metta al centro dell’iniziativa il cuore del territorio».

Milano 55,1: Cronaca di una settimana di passione di Barbara Sorrentini – Una «narrazione documentaria in presa diretta, […] a ridosso degli eventi». Il film è un’opera collettiva, realizzata con i contribuiti di più di 70 lavoratori dello spettacolo, durante i giorni del ballottaggio Pisapia-Moratti a Milano.

Venezuela, la rivoluzione della settima arte di Barbara Meo Evoli – La Villa del Cine, creata dal governo boliviano per contrastare la "tirannia di Hollywood", accusata di rendersi strumento di propaganda politica, è in realtà uno dei mezzi con cui il Venezuela tenta di liberarsi dalla dipendenza culturale dagli Stati Uniti.

La Nouvelle Vague romena di Daniela Mogavero – A partire dall’epoca post-Ceauşescu la cinematografia romena registra una vera e propria rinascita: da Cristian Mungiu ad Anca Damian, le trame più efficaci della Nouvelle Vague apprezzata anche oltreoceano.

Hollywood e l’ebreo combattente di Luigi Bruti Liberati – Dal film del 1958 del regista Edward Dmytryk tratto dall’omonimo romanzo di Irwin Shaw che infrange i tabù sulla Seconda guerra mondiale a Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino, come il cinema hollywoodiano ha raccontato la figura dell’"fighting Jew".

Cinema ed ebraismo di Moni Ovadia – «È impossibile tracciare una storia del cinema prescindendo dall’apporto artistico e dalla vocazione industriale del mondo ebraico. […] La celebre Hollywood, la fabbrica dei sogni, in principio fu l’affaire di un pugno di produttori ebrei».

Cinema, bene comune di Stefania Brai – Una riflessione sulla privatizzazione della cultura promossa dai governi di centrosinistra e da quelli di destra e le concrete proposte di discussione per operare le scelte opportune.