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Numero 757/2012: periferie fisiche, periferie mentali - Calendario del Popolo

Numero 757/2012: periferie fisiche, periferie mentali

Postato da Redazione il 21 12 2012 in I numeri

periferie fisiche, periferie mentali

ISSN: 9770393 374002 20757

Periferie urbane ma anche periferie mentali, sociali, economiche. Il tema de Il Calendario del Popolo numero 757 è molto più vasto di ciò che il vocabolo “periferia” suscita nell’immaginario collettivo.
L’interdisciplinarietà nell’affrontare questo argomento – approccio consolidato de Il Calendario del Popolo – apre al lettore nuovi orizzonti e nuove interpretazioni. Il dibattito sulla riforma delle periferie, che da molti anni coinvolge architetti, urbanisti, psicologi, economisti, giornalisti e sociologi, trova in queste pagine un importante momento di riflessione. Dalle nostre periferie alle grandi periferie del mondo, attraverso studi, interviste ed esperienze, viene ricomposto quel mondo che, pur essendo pertinente alla maggioranza della popolazione, spesso viene marginalizzato anche da chi vi risiede, lasciando spazio alle speculazioni economiche e sociali.

SOMMARIO

Il crocevia
Alexandra Petrova

Editoriale
Sandro Teti

Leggere luoghi, mentali e fisici
Laura Peretti

Paesaggio, Costituzione, degrado
Salvatore Settis

Paesaggio e spazi periferici
Angela Barbanente

Territorio globale
Edoardo Salzano

Scrivere a margine del centro - intervista
a Eduardo Souto de Moura
di Laura Peretti

Dalla borgata alla nebulosa
Giovanni Caudo

Spazio pubblico e periferia
Paola Di Biagi

Il nuovo centro (commerciale)
Giulia Fortunato

Il tempo della metropoli
Daniel Modigliani

Passeggiando in tangenziale
Gianni Biondillo (e Michele Monina)

Segregazione/Dezingarizzazione
Karen Bermann e Isabella Clough Marinaro

Strategie dell’incerto
Francesco Marullo

Contro la sparizione della città
Arnaldo Cecchini e Valentina Talu

Venezuela: 3 milioni di case in 6 anni
intervista a “Farruco” Sesto
di Barbara Meo Evoli

Da Super Barrio Gòmez a Guerriglia
Gardening
Monica A.G. Scanu

Da casa dormitorio all’housing sociale
Sara Basso

Le mille voci residuali delle favelas
Roberto Vecchi e Martina Mancini

Tokio e gli anziani di centro città
Ludovico Ciferri

Maestri di strada
Cesare Moreno

Il teatro apre il carcere
Armando Punzo

Libertà provvisoria
Fulvio Rizzo

Immagini di periferia
Cristiana Martinelli

Cinque motivi per ringraziare
l’URSS
Aanchal Anand

GLI ARTICOLI

Il crocevia di Alexandra Petrova – poetessa russa, introduce il tema della lingua delle periferie: non più campagna, non ancora città, la periferia resta sospesa al crocevia di un’identità a mezzo cammino, ricca tuttavia di uno spazio creativo che è la sua fondamentale risorsa.

Leggere luoghi, mentali e fisici di Laura Peretti – ripercorre agilmente gli argomenti trattati in ciascuno dei contributi, offrendo al lettore una panoramica esaustiva dei temi approfonditi dagli autori. «Sa indignarsi solo chi è capace di speranza». Da questa frase di Seneca prende avvio un’acuta riflessione sul territorio e sul degrado del nostro paesaggio. Salvatore Settis in «Paesaggio, Costituzione, degrado» sottolinea come, dalla realtà locale a quella nazionale, niente debba essere considerato periferia.

«Sa indignarsi solo chi è capace di speranza». Da questa frase di Seneca prende avvio un’acuta riflessione sul territorio e sul degrado del nostro paesaggio. Salvatore Settis in Paesaggio, Costituzione, degrado sottolinea come, dalla realtà locale a quella nazionale, niente debba essere considerato periferia.

Paesaggio e spazi periferici di Angela Barbanente – assessore al territorio, racconta la sua esperienza in Puglia e trasforma in progetti concreti il piano paesaggistico regionale.

Territori globali di Edoardo Salzano – urbanista, inquadra il fenomeno di una città che si allarga indefinitamente; ci fa intravedere come non sia la distanza dal centro il problema principale della periferia, bensì il consumo del territorio e la devastazione di aree malamente rese edificabili.

Scrivere a margine del centro di Laura Peretti – intervista a Eduardo Souto de Moura, architetto portoghese antitesi dell’archistar, che sostiene l’anonimato dell’architettura ritenendo sia una qualità essenziale per costruire la città contemporanea, ed evidenzia come la periferia abbia una sua specifica qualità che deve essere rafforzata.

Dalla borgata alla nebulosa di Giovanni Caudo – descrive, dati alla mano, la relatività del concetto di periferia: oggi la Roma delle borgate è divenuta una nebulosa le cui direttrici di espansione travalicano persino i confini regionali.

Spazio pubblico e periferia di Paola Di Biagi – approfondisce il tema della riqualificazione: gli sforzi progettuali devono tutelare gli elementi costitutivi della memoria locale, valorizzando le “tracce” lasciate dalle comunità che hanno abitato e che abitano quegli spazi.

Il nuovo centro (commerciale) di Giulia Fortunato – propone una lettura delle città nordamericane attraverso l’evoluzione dei centri commerciali: luoghi topici della comunità e alternativa concreta al centro cittadino affrontano oggi una fase di riconversione, divenendo finalmente luoghi civici.

Il tempo della metropoli di Daniel Modigliani – affronta il tema della mobilità e del nostro tempo all’interno dello spazio modificato della metropoli; racconta, inoltre, la Roma che ha provato a immaginare nel 2008 con il nuovo piano regolatore.

Passeggiando in tangenziale di Gianni Biondillo – architetto e scrittore che descrive il paesaggio lungo la tangenziale milanese con la curiosità propria di un autentico esploratore. Dal racconto emerge una periferia in ebollizione, ma anche la poeticità di frammenti di campagna casualmente rimasti al loro posto.

Segregazione/dezingarizzazione di Karen Bermann e Isabella Clough Marinaro – la lunga frequentazione con la comunità Rom ha permesso alle autrici di spiegare con minuzia il rapporto che intercorre fra la segregazione di aree urbane e l’emarginazione di alcune fasce sociali.

Strategie dell’incerto di Francesco Marullo – propone un’acuta analisi dell’espressione terrain vague e descrive come le dinamiche legate agli spazi vuoti siano frutto di un pianificato procedere del capitalismo che si riserva sacche di rendita potenziale all’interno dei contesti urbani.

Contro la sparizione della città di Arnaldo Cecchini e Valentina Talu – propongono strategie per ridare potere a fasce di cittadinanza emarginate dall’urbanistica recente, per evitare la loro progressiva sparizione dalla vita della città.

Tre milioni di case in sei anni di Barbara Meo Evoli – intervista a Francisco “Farruco” Sesto, ministro per la “trasformazione rivoluzionaria di Caracas”, e descrive come il governo venezuelano sta affrontando la crescita selvaggia attraverso la “missione abitazione”, programma premiato nell’ultima Biennale di Architettura a Venezia.

Da Super Barrio Gómez a Guerriglia Gardening di Monica A.G. Scanu – racconta come la ribellione civile possa assumere forme inconsuete e creative di tutela del territorio: da Super Barrio, moderno Robin Hood difensore dei cittadini messicani minacciati di esproprio, a Guerriglia Gardening, il movimento di occupazione verde.

Sara Basso in «Da casa dormitorio all’housing sociale» descrive i punti salienti della lunga e composita storia dell’edilizia popolare: dall’evoluzione teorica alle buone pratiche di housing sociale odierne.

Le mille voci residuali delle Favelas di Roberto Vecchi e Martina Mancini – ripercorre il cammino culturale delle favelas brasiliane: una realtà polimorfa e contraddittoria che cerca caparbiamente di affacciarsi al mondo.

Tokio e gli anziani di centro città di Ludovico Ciferri – descrive la condizione marginale degli anziani nelle periferie delle città moderne. Il testo propone il modello abitativo della capitale giapponese, una città a misura di anziano.

Cesare Moreno riflette sulle evoluzioni subite dal concetto di periferia: da sede dell’emarginazione e del degrado a luogo creativo e educativamente importante, dove i caratteri elementari ed emozionali del nostro essere uomini si presentano in maniera genuina, diventando Maestri di strada.

Il teatro apre il carcere di Armando Punzo – propone la sua idea di teatro: un palcoscenico (privilegiato) di un mondo imprigionato, capace di raccontare le contraddizioni della nostra realtà .

Libertà provvisoria di Fulvio Rizzo – descrive come il teatro possa offrire ai detenuti la possibilità di ricostruire un rapporto con sé stessi e, al contempo, migliorare le loro relazioni con il mondo esterno.