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Suonatori, girovaghi & lavavetri - Calendario del Popolo

Suonatori, girovaghi & lavavetri

Postato da Redazione il 5 07 2013 in Mostre
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1. Al flusso migratorio che, nella seconda metà dell’Ottocento, portò migliaia di bambini e ragazzi italiani a lavorare a seguito di trafficanti nei paesi europei e in America, seguì, a circa un secolo di distanza, l’ondata di immigrazione in Italia dai paesi extracomunitari di minori sfruttati, che diffusero i mestieri di strada.
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2. L’alto tasso di emigrazione minorile a livello regionale, che riguardava lavoratori stagionali, mendicanti o artigiani, ebbe origine in Italia nel XIX secolo e costituiva una sorta di pratica per cui ciascun componente dell’aggregato domestico doveva contribuire al benessere di tutto nucleo familiare.
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3. Un documento del 1863 di Giuseppe Mazzini denuncia la massiccia presenza e le condizioni di schiavitù comuni a migliaia di giovani italiani, suonatori e mendicanti per le strade di Londra e d’Europa.
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4. I figurinai della provincia di Lucca producevano statuette di gesso e iniziarono a emigrare in Europa già verso la fine del Settecento. Nel corso del secolo successivo le migliori condizioni di viabilità e mobilità aumentarono il flusso migratorio, che proseguì fino ai primi decenni del Novecento.
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5. Quella dei suonatori girovaghi fu una delle principali attività in cui si impegnarono i giovani emigranti delle regioni del sud Italia, inizialmente veri musicisti ma in seguito, e sempre più spesso, anche semplici contadini spinti dalla crisi a dedicarsi a mestieri di cui non avevano alcuna conoscenza.
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6. Tra i mestieri itineranti più duri c’era quello degli spazzacamini: reclutati giovanissimi e proprio in virtù delle loro caratteristiche fisiche, perché solo corpi snelli e agili potevano infilarsi all’interno delle canne fumarie, questi bambini si trovavano a fare un lavoro rischioso per la salute oltreché superiore alla loro forza fisica.
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7. All’inizio del Novecento, in corrispondenza al declino del mestiere del suonatore ambulante, un numero sempre maggiore di ragazzi emigrava per trovare lavoro nelle vetrerie francesi, belghe e americane, dove il lavoro era estremamente duro e per alcune mansioni, come quella del gamin e del porteur, davvero penoso.
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8. Più estesa rispetto a quella dei vetrai fu l’emigrazione di fornaciai, muratori e sterratori che, soprattutto dal Veneto e dal Friuli, andavano ad aggiungersi una consistente parte di forza lavoro in paesi quali Austria, Ungheria e Croazia.
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9. All’inizio del XX secolo i mestieri erranti sono scoraggiati dalle aumentate limitazioni nei vari paesi d’Europa e sono costretti a mutare aspetto, come nel caso dei figurinai, la cui attività iniziò a svolgersi in piccole botteghe, o come i suonatori d’organetto, che si impegnarono nella vendita di giocattoli.
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10. Il discrimine che intercorre tra i termini “ambulante” e “girovago” è quello tra le attività considerate lecite e le professioni vietate dalla legislatura in quanto vili e vagabonde. I provvedimenti presi dal parlamento italiano nella seconda metà dell’Ottocento per la tutela dei lavoratori minori di 18 anni, non furono tuttavia efficaci per l’eliminazione dello sfruttamento nei mestieri di strada.
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11. Le ragazze che emigravano in Europa e America venivano per lo più impiegate negli stabilimenti delle fabbriche tessili e alimentari. Il salario che le figlie portavano a casa era un indispensabile contributo al benessere della famiglia che spesso, soprattutto dopo la depressione degli anni Trenta, dovevano mantenere.
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12. In Europa e in America i bambini venivano avviati al lavoro di raccolta nei campi sotto la sorveglianza di padroni già a partire dai tre anni. Il lavoro stagionale agricolo, e quello nelle piantagioni in America latina, era esente da qualsiasi norma protettiva e aveva come conseguenza inevitabile l’impossibilità per i ragazzi di ricevere un’istruzione adeguata.
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13. Dalla seconda metà dell’Ottocento le ragazze di campagna abbandonavano la famiglia per svolgere il lavoro di domestiche nelle grandi città; molte di loro vedevano in questo la possibilità non solo di contribuire al bilancio familiare, ma anche di fare nuove conoscenze ed esperienze sottraendosi al massacrante lavoro nelle campagne.
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14. Già dalla fine dell’Ottocento, principalmente dalle zone più povere di Calabria e Sicilia, giovani donne, a volte spinte dalla precarietà del lavoro nelle città, emigravano al seguito di trafficanti per essere avviate alla prostituzione in Francia, Inghilterra e Stati Uniti.
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15. In età adolescenziale la maggior parte di italiani, emigrati in Belgio al seguito di venditori ambulanti, veniva impiegata presso le miniere; i ragazzi vivevano nelle baracche fatte costruire nei distretti minerari e avevano a che fare ogni giorno con la pericolosità del lavoro, la paura delle malattie, la fatica e gli infortuni.
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16. Le migliaia di bambini e ragazzi italiani, emigrati con le famiglie in sud America e negli Stati Uniti, per guadagnare soldi si improvvisavano strilloni e lustrascarpe, anche dopo la scuola. Spesso venivano a loro imputati furti e atti di microcriminalità, connessi alla condizioni di indigenza.
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17. Nei quartieri residenziali delle città americane, come Chicago, gruppi di ragazzi italiani si riuniscono in vere bande, le gangs, vivendo di espedienti e guadagnando soldi offrendo il proprio lavoro per le strade al servizio di rigattieri e straccivendoli.
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18. Dagli anni Sessanta, con un incremento nel decennio successivo, l’Italia è meta di immigrazione per ragazze africane e asiatiche che riuscivano a trovare un lavoro fisso come domestiche nelle grandi città. In generale giovani laureati stranieri venivano in Italia per svolgere lavori non qualificati, ma che contribuirono alla crescita delle aziende medio-piccole del nostro Paese.
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19. Del fenomeno dell’immigrazione minorile sono protagonisti ragazzi che vivono situazioni problematiche: o sono minori non accompagnati, cioè giunti in Italia affrontando il viaggio da soli; o sono nati in Italia da genitori stranieri; oppure sono arrivati nel nostro Paese con la famiglia, e hanno quindi vissuto l’infanzia nel loro paese d’origine.
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21. Nel ventennio 1983-84/2002-03 il numero degli alunni stranieri presenti nelle scuole italiane è aumentato di quasi 40 volte; l’ingresso degli immigrati nelle scuole costituisce un momento di discontinuità nella trasmissione del loro patrimonio culturale: i ragazzi sono alle prese con l’apprendimento di una nuova lingua e con diverse abitudini comportamentali, per cui il loro inserimento e la loro integrazione esige uno sforzo di adattamento.
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23. Nella storia delle emigrazioni il reclutamento, con la promessa di un posto di lavoro o di matrimonio, e lo sfruttamento delle prostitute hanno sempre rappresentato una costante produttiva. Ragazze anche minorenni provenienti da Albania, Ucraina, Romania, Moldavia, subiscono forme di tortura e di coercizione che le fanno desistere dal desiderio di affrancamento.
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