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Venezuela: appello contro il «terrorismo mediatico» - Calendario del Popolo

Venezuela: appello contro il «terrorismo mediatico»

Postato da Redazione il 7 04 2014 in Press, Ritagli di stampa

«L’appucciato si afferra i geni­tali in segno di sfida alle forze dell’ordine, ferme a 150 metri. Grida insulti, mostra l’arma da fuoco». Così il gior­na­li­sta della Bbc descrive quel che ha visto durante le pro­te­ste nello stato Merida, in Vene­zuela. Scene a cui ha assi­stito anche il mani­fe­sto. La Guar­dia nacio­nal boli­va­riana ha l’ordine di non spa­rare, si ripara con gli scudi, a volte prende fuoco per le molo­tov tirate fra i piedi dagli oltran­zi­sti. Dif­fi­cile dire quanti siano gli stu­denti che par­te­ci­pano a que­sto tipo di pro­te­sta, com­menta il gior­na­li­sta. Dalle testi­mo­nianze dei cit­ta­dini, a con­trol­lare le bar­ri­cate vio­lente (le gua­rim­bas), vi sono anche delin­quenti comuni che taglieg­giano e rapi­nano chi vuol tor­nare a casa. Di certo non sono «paci­fici» come pre­tende la Cnn, che d’altro canto – come fanno tutte le testate – for­ni­sce ai suoi inviati casco, maschera e giub­botto anti­pro­iet­tile. Dal Merida viene lo stu­dente arre­stato con l’accusa di aver inqui­nato le acque della zona ver­san­dovi litri di gaso­lio. Le uni­ver­sità vene­zue­lane hanno sem­pre for­nito l’innesco ai con­flitti sociali, e in par­la­mento sie­dono oggi ex lea­der stu­den­te­schi, sia di destra che di sini­stra. L’irruzione del socia­li­smo boli­va­riano ha d’altronde scom­pa­gi­nato la stessa divi­sione tra destra e sini­stra che esi­steva nella IV repub­blica, evi­den­ziando la pro­fonda crisi di rap­pre­sen­tanza dei par­titi tra­di­zio­nali. Allora, durante le demo­cra­zie nate dal patto di Punto Fijo, la com­pa­gine di cen­tro­de­stra (Copei) e quella di cen­tro­si­ni­stra (Ad) si spar­ti­vano il potere, da cui erano esclusi sia il Par­tito comu­ni­sta che i mili­tari pro­gres­si­sti, a cui era proi­bito votare. E fu durante il governo del social­de­mo­cra­tico Car­los Andrés Perez, che seguì le ricette del Fondo mone­ta­rio inter­na­zio­nale, che si veri­ficò la gigan­te­sca rivolta della popo­la­zione allo stremo, nel 1989 (il «cara­cazo»). E fu Pérez a ordi­nare all’esercito di spa­rare sulla folla, pro­vo­cando migliaia di morti. Su quel tipo di ferita si è coa­gu­lato un nuovo blocco sociale alter­na­tivo rap­pre­sen­tato dall’allora tenente colon­nello Hugo Cha­vez, uscito dal car­cere dopo aver diretto una ribel­lione civico-militare.
L’arco di oppo­si­zione – la Mesa de la uni­dad demo­cra­tica (Mud) – va dai par­titi tra­di­zio­nali della IV repub­blica, all’estrema destra, ai rima­su­gli del gruppo armato Ban­dera Roja che ha rifiu­tato il cha­vi­smo, all’ibrido di Un nuevo tiempo, che si dice di cen­tro­si­ni­stra e cova avan­guar­die oltran­zi­ste. Sono in campo due modelli di paese: quello del socia­li­smo boli­va­riano che, pur con tutti i suoi limiti, ha messo in causa i rap­porti di pro­prietà, e un altro oppo­sto e varia­mente para­me­trato sui para­digmi delle demo­cra­zie «modello Fmi». Lo scon­tro ha finora pro­dotto 37 morti e danni per milioni di dol­lari alle strut­ture pub­bli­che (scuole, biblio­te­che, par­chi). Dal 12 feb­braio, sono stati sco­perti vari arse­nali desti­nati ai para­mi­li­tari, e diversi cit­ta­dini stra­nieri sono stati arre­stati a seguito delle inter­cet­ta­zioni tele­fo­ni­che a un gior­na­li­sta di Rctv (l’emittente coin­volta nel colpo di stato del 2002). «In un copione scritto a Washing­ton, i media svol­gono un ruolo simile a quello che hanno avuto nei mas­sa­cri del 1994 in Ruanda», hanno denun­ciato diverse reti, asso­cia­zioni di gior­na­li­sti e «comu­ni­ca­tori sociali per la pace». Nel comu­ni­cato finale, i gior­na­li­sti hanno invi­tato i col­le­ghi delle testate inter­na­zio­nali e l’Organizzazione inter­na­zio­nale dei media comu­ni­tari a recarsi nel paese per con­tra­stare «il ter­ro­ri­smo media­tico».
Ieri, il Vati­cano ha comu­ni­cato di essere dispo­sto e anzi desi­de­roso di mediare tra governo e oppo­si­zione, come ha indi­cato la mis­sione di pace della Una­sur. «Per noi va bene – ha detto Maduro – ma il media­tore per­derà il suo tempo, per­ché l’opposizione rifiu­terà il dia­logo». Gli oltran­zi­sti capi­ta­nati da Maria Corina Machado (grande spon­sor degli Usa) hanno infatti già rispo­sto: niente dia­logo fin­ché non sarà libe­rato il lea­der di Volun­tad popu­lar, Leo­poldo Lopez, in car­cere con l’accusa di asso­cia­zione a delin­quere con fina­lità di ter­ro­ri­smo. Il loro obiet­tivo è quello di otte­nere, con ogni mezzo, la rinun­cia del «dit­ta­tore Maduro, servo dei cubani». Una dit­ta­tura – dice una vignetta che impazza in Vene­zuela – è quella in cui puoi girare in mac­china con un car­tello di «S.o.s Vene­zuela» (la cam­pa­gna di oppo­si­zione) senza che ti suc­ceda niente. Una demo­cra­zia è quella in cui se porti in giro la scritta «No alle gua­rim­bas» ti spac­cano la mac­china e pure la faccia.
( Geraldina Colotti, il manifesto, 29.3.2014)